Last Updated on Thursday, 05 January 2012 11:16
Le festività natalizie è forse l’unico in cui si possono vedere anche sui grandi media le pubblicità dei giochi da tavolo oltre che ai classici giocattoli e videogiochi. Questo periodo, in Italia, è infatti uno dei pochissimi in cui giocare in famiglia è ufficialmente accettato e praticato.
Fra tutte mi ha colpito la campagna TV della Hasbro, con lo slogan “Stasera si gioca” in cui sono promossi i giochi classici della linea (Monopoly, Trivial Pursuit, Taboo, Twister, Indomimando...) assieme a qualche variazione sugli stessi temi (Triominos, Cranium, Boggle Flash). La Hasbro è un vero e proprio colosso del settore ludico e la campagna pubblicitaria è stata affidata alla DDB, una delle più grandi agenzie pubblicitarie mondiali.
Sarebbe quindi una buona notizia se non fosse che si tratta di un’occasione sprecata.
Per chi non l’avesse visto, lo spot gravita attorno a un tizio un po’ stravagante che propone a suoi parenti tutta una serie di giochi da tavolo per la serata: viene mostrato quando si allena da solo con tanto di tuta e bandana e quando poi, nelle partite reali, immancabilmente fa la figura del perdente con tutti i giochi.
Qual è il problema? Che tutto insiste sugli stereotipi peggiori del gioco e dei giocatori in Italia.
Analizziamo per bene lo spot, in cui naturalmente ogni dettaglio è attentamente voluto. Innanzitutto il protagonista (interpretato dal bravo Stefano Brusa): non è il padre, non ha una famiglia, ma è lo zio che propone agli altri di giocare. Quindi non ha la responsabilità di crescere i figli e, cosa peggiore, non viene fatto vedere che è il padre a proporre ai figli di giocare, perché in Italia non succede mai così.
Lo zio poi ha un paio di occhiali: il messaggio è che si tratta di un tipo che legge e studia molto, ma è comunque single e, dato il trucco e l’espressione studiata dell’attore, dà l’impressione di essere un po’ disadattato, insomma un “nerd”, come si dice.
Si allena ai giochi da solo come se fosse una competizione da vincere a tutti i costi: non gioca per divertirsi, socializzare e stare insieme agli altri, ma per dimostrare che è il più bravo. Nonostante tutto gioca male e perde anche contro i bambini e si dispera senza accettare la sconfitta in maniera adulta, mentre gli altri (giustamente) ridono.
Tirando le somme lo spot ci dice che chi si interessa di giochi è un tipo un po’ eccentrico, un eterno bambinone con la sindrome di Peter Pan con problemi relazionali e che tuttavia torna utile in questi giorni di festa per far divertire gli altri. Davvero un quadro desolante.
È ancora più emblematico poi perché mai la Hasbro, con tutta la sua potenza di fuoco, abbia acconsentito a fare pubblicità del genere senza volere, al contrario, lanciare messaggi completamente diversi che smontino finalmente tutti questi pregiudizi sul gioco: forse perché non ha bisogno di allargare il mercato? E dire che la stessa Hasbro a novembre ha promosso la "settimana del gioco" addirittura in 100 comuni per la promozione dei giochi da tavolo: peccato che questo spot lavori contro il resto della promozione in maniera curiosamente schizofrenica...
Guardate invece come sono diverse le pubblicità dei videogiochi, che hanno già raggiunto un’accettabilità sociale consolidata a tutti i livelli. Si vedono famiglie intere con padri, madri e figli che giocano assieme con serenità e divertimento, oppure giovani amici tutt’altro che stravaganti (anzi vestiti e curati in modo tale da trasmettere un’idea di gente dinamica, moderna e raffinata) che si sfidano e si prendono in giro in maniera matura e tranquilla, magari facendo l'occhiolino alla ragazza spigliata che, pure lei, gioca online… insomma, persone normali, anzi, modelli per persone normali.
Perché, evidentemente, nell’immaginario collettivo videogiocare ormai è normale per tutti. Giocare, no. Perfino per uno dei più grandi produttori di giochi al mondo.
Last Updated on Thursday, 05 January 2012 11:43
Last Updated on Wednesday, 09 November 2011 14:13
Il Nazionale di Bang! 2011 si è concluso con la proclamazione del vincitore: il barese Saverio Calò (testa di serie numero 14 con $43900 in 26 tornei) che, in una finale fratricida con l’altra barese Claudia Guadalupi (testa di serie numero 19 con $39700 in 16 tornei), è riuscito a prevalere ina una finalissima combattuta con tenacia, specialmente da Claudia che è stata costantemente in svantaggio. Ma andiamo con ordine.
Il torneo, preceduto dal tradizionale appuntamento con l’Ultima Spiaggia che ha qualificato il 24° finalista uscito da uno sfibrante confronto fra quasi 50 giocatori, è stato indubbiamente di livello molto elevato. A causa di una insolita serie di assenze e rinunce, infatti, sono stati ripescati anche la vecchia volpe di zio GiRo nonché la fedelissima Elena Selva, ossia proprio i due esclusi illustri di cui parlavo nel post precedente. In pratica, erano presenti tutti i campioni nazionali di Bang! dal 2007 a oggi (Elena Selva, Serena De Angelis, Valerio Scardovi), più svariati finalisti e semifinalisti: un livello altissimo di competizione.
Dopo la prima fase, però, un dato emergeva netto: la scuola di Bari si imponeva a mani basse, qualificando 6 finalisti su 8 alla fase dei duelli! Era quindi prevedibile che la palma del vincitore diventasse una questione interna alla Puglia, e così è stato: i quattro semifinalisti sono infatti tutti di Bari, comprese le teste di serie numero 1 (la simpatica ed esuberante Natascia di Benedetto, alla fine però fuori dal podio nonostante i suoi tre cappelli sovrapposti) e numero 2 (il bravo Antonio Pierni, che coronerà la sua grande annata con il terzo posto strappato a Edoardo Marzulli), lasciando gli altri favoriti della vigilia a mordere la polvere.
I due finalisti si sono dati battaglia con molta competenza. Tuttavia il micidiale Jesse Jones di Saverio prosciugava velocemente le risorse di Claudia, che aveva un guizzo solo con Willy The Kid ma che inesorabilmente perdeva uno dopo l’altro tutti i suoi pistoleri, compresa una superba Suzy Lafayette. Alla fine si aggrappava con le unghie e con i denti al catenaccio instaurato da un granitico Pedro Ramirez, ma alla lunga era costretta ad arrendersi.
Dunque abbiamo un nuovo campione. Lo stile di Saverio è piuttosto simile a quello di Valerio Scardovi, il Campione uscente: entrambi piuttosto lineari ma con grandissima dimestichezza e conoscenza del gioco. Valerio ha dimostrato la capacità di non sbagliare praticamente mai e restare concentrato fino alla fine, mentre in compenso Saverio è un po’ più vivace anche se forse un filo impreciso in qualche situazione, almeno nella finale (ma va tenuta in conto anche la stanchezza, naturalmente), mettendo in mostra anche una invidiabile conoscenza dei duelli uno contro uno. Claudia ha sfoderato qualche mossa brillante ma ha probabilmente pagato lo stress dell’intero torneo — e poi non scordiamoci che stiamo parlando di un gioco di carte, non degli Scacchi, e un pizzico di fortuna in una partita secca ci vuole.
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Last Updated on Wednesday, 09 November 2011 14:11
Scorrendo la classifica del Campionato Nazionale di Bang! 2011 si possono notare alcuni particolari interessanti.
Innanzitutto l’ormai costante partecipazione femminile: nella lista dei magnifici 24 finalisti uno su quattro è di segno femminile, e la cosa non può che rendermi molto felice considerando la difficoltà di coinvolgere ragazze, compagne, mogli e fidanzate ad appassionarsi a un gioco da tavolo. Probabilmente questo dipende anche dalle caratteristiche intrinseche del gioco: Bang! non è solo fredda gestione delle risorse e calcolo delle probabilità, ma anche intuizione, deduzione, bluff e dialogo astuto.
Viva le donne, dunque. A partire dalla capoclassifica, Natascia di Benedetto, che con $58300 guida la compagine dall’alto dei suoi 30 tornei che ne fanno una delle frequentatrici più assidue, anche se c’è chi ha al suo attivo qualcosa come 36 tornei. La sua media-torneo è in effetti piuttosto bassa se confrontata con quella di Vittorio Fanelli (uno dei tre Fanelli arrivati in finale!), che con $45600 in appena 10 tornei diventa automaticamente uno dei migliori giocatori da cui guardarsi nella finalissima di Lucca.
Ma la finale si presenta assai interessante anche per la presenza della terribile Serena De Angelis, vero spauracchio della competizione: Campionessa 2009, vice-campionessa 2010 e seconda classificata per media-torneo ($44100 in soli 10 tornei). Se abbiniamo a questi numeri indiscutibili il suo stile di gioco creativo, efficace e spietato e lo sommiamo alla sua esperienza in fatto di tornei di Bang!, è facile pronosticarla almeno sul podio.
Naturalmente il Campione Nazionale uscente, Valerio Scardovi, è e sarà un osso durissimo per tutti: non contento della sua qualificazione di diritto alla finale, si è dedicato comunque alla partecipazione a ben 22 tornei (“così, per allenamento”, dice), classificandosi fra i primi 10 giocatori nazionali con una media di oltre $2000 a torneo.
Detto dei presenti, uno sguardo anche a chi non ce l’ha fatta: ne cito due su tutti.
Innanzitutto la tenacissima Elena Selva, Campionessa 2007 e 2008 (l’unica finora a laurearsi tale per due volte), che ha mancato l’accesso in finale per appena $300, arrivando anche a giocarsi l’ingresso all’ultimo duello nel torneo Wild Card di Firenze. Poi anche l’immancabile zio GiRo, alias Giancarlo Roberto, che pur con una media-torneo altissima ($3518) ha sfiorato i tavoli finali di Lucca.
La passione, la bravura, la divulgazione del gioco di queste persone, così come di quasi tutti i partecipanti ai tornei di Bang!, valgono, in ogni caso, molto di più di una finale e sono sempre una delle gratificazioni più grandi e insostituibili per un autore di giochi.
Grazie a tutti e ci vediamo a Lucca!
Last Updated on Thursday, 20 October 2011 09:03
Sabato 22 ottobre sarò a Poggio Mirteto per un incontro con cena organizzato dalla Compagnia dell'Inserenata in collaborazione con le associazioni Agorà e Civitattiva. L'evento è diviso in tre parti: si inizia con un torneo di Bang! alle 15:30 presso la sede della stessa Compagnia dell'Inserenata, in via Pietro Nenni 17. Alle 20 ci si sposterà alla Locanda Dragonfly in Piazza Sandro Pertini 7 (ex Riosole) per la premiazione. Infine, alle 21:30, terrò un incontro sulla cultura e la storia del gioco. La quota di partecipazione, per tutto l'evento, è di 15 euro, come risulta dalla pagina Facebook dell'evento.
Last Updated on Tuesday, 27 September 2011 10:50
Eccoci di ritorno dopo la pausa estiva. In questo periodo non sono stato con le mani in mano ma si è lavorato alacremente per terminare finalmente Gold Rush, l'espansione di Bang! tanto attesa soprattutto per chi l'ha già provata tanto che non vuole più tornare al gioco base!
Parlerò più diffusamente dell'espansione in un prossimo post: nel frattempo, per chi fosse interessato, comunico che parteciperò con piacere all'edizione 2011 della manifestazione FirenzeGioca, una delle più importanti a livello nazionale, il 1° e il 2 ottobre, in particolare con due iniziative.
Sabato 1° ottobre alle 14 c'è la prima presentazione in senso assoluto proprio di Gold Rush: anche se non si farà in tempo ad avere fisicamente i primi mazzi usciti dalla tipografia della Carta Mundi, sarà una chiacchierata su quello che gli appassionati troveranno a partire dal mese prossimo (anche con altre espansioni all'orizzonte) e l'occasione per un saluto ai partecipanti dello storico e tradizionalmente affollato torneo fiorentino di Bang! -- fra l'altro il vincitore del torneo si porterà a casa una preziosa wild card per la finale nazionale di Lucca.
L'altro evento, il 2 ottobre alle 15, è un incontro-tavola rotonda con Andrea Chiarvesio, autore fra l'altro di Kingsburg e di Wizards of Mickey e che alla fiera porterà anche il suo nuovo Olympus. L'argomento su cui faremo una chiacchierata sarà, da programma, L'arte del gioco, il mestiere dell'autore, moderato da Marco Valtriani che è anche l'autore di Elementi di Game Design.
Al di là degli impegni "ufficiali", sarò nei paraggi a giocare o a veder giocare, non solo a Bang!
Last Updated on Thursday, 04 August 2011 09:31
Sul numero in edicola di Wired c'è un interessante articolo sulla multiforme composizione dei giochi e dei mondi confinanti, con tanto di mappa compilata originariamente dal redattore americano della rivista, Steven Leckart.
L'edizione italiana dell'articolo (l'originale è del 17 maggio e si può trovare sul sito americano di Wired) è stata rivista e adattata dall'infaticabile Andrea Angiolino, che invece di limitarsi a tradurre pedissequamente quanto scritto da Leckart per l'occasione ha anche ritoccato qua e là alcuni termini (su cui sono completamente d'accordo) e compilato un micro-dizionario dei termini che compaiono nella mappa per chi è alle prime armi: chi meglio di lui, coautore del Dizionario dei Giochi?).
Per la serie: quando la traduzione è meglio dell'originale...
Potete trovare il mini-dizionario di riferimento sul sito italiano della rivista.
Last Updated on Thursday, 04 August 2011 09:28
Succede di frequente, al termine di qualche incontro o presentazione, che qualcuno mi chieda come si colloca BANG! nell’ottica dei «giochi artistici» di cui auspico prima o poi la commercializzazione, in contrapposizione con la maggioranza dei giochi di oggi, buoni al più per passare qualche sana ora di divertimento in compagnia. Giochi, cioè, nati da un’esigenza comunicativa e interpretativa della realtà come i lavori di un qualunque artista degno di questo nome, che non si limita a creare delle cose «belle» ma anche che voglia includere anche un significato, un messaggio, un contenuto.
Due considerazioni sono da fare per rispondere a questa giusta domanda.
Innanzitutto, BANG! è stato concepito nel 1999, e anche se avevo scritto qualcosa sull’argomento sulla fanzine Un’Altra Cosa ho maturato e raffinato la concezione completa del gioco come forma d’arte quasi dieci anni dopo. Questo anche in virtù degli studi sulla storia del gioco che ho condotto nel frattempo e delle conoscenze nel campo del settore dei giochi che ho acquisito con l’esperienza diretta, per esempio partecipando alle fiere, alle riunioni di lavoro o chiacchierando con personaggi che conoscono l’ambiente ludico come le loro tasche. Così quella che era solo un’intuizione è diventata un concetto più robusto, documentato, difendibile e supportato da documentazioni storiche, filosofiche e dottrinali. Al momento della creazione di BANG! mi limitavo, come tanti altri autori fanno ancora oggi, a ideare un gioco divertente e originale, senza ulteriori pretese.
In secondo luogo, il valore intrinseco di un gioco come BANG! è a mio parere comparabile con quello di una buona parodia. Le parodie mettono alla berlina tutti gli stereotipi e i cliché di un genere, riproponendolo in chiave umoristica anche per mettere l’accento sugli eccessi e le idiosincrasie insite nell’argomento stesso della parodia: esattamente quello che si ritrova in BANG!, che difatti non cito mai come esempio di gioco «artistico» a tutto tondo se non nel modo con cui è stato concepito, partendo dall’ambientazione e distillando le meccaniche appropriate per rappresentarla, invece di seguire il procedimento opposto come è prassi. Un altro esempio di gioco-parodia è Munchkin, con le dovute proporzioni dovute alla poca consistenza delle regole (il gioco si esaurisce praticamente alla parodia stessa, non c’è molto altro).
Un conto quindi è auspicare la creazione di giochi «artistici», un altro è farli e, soprattutto, pubblicarli. Questo non vuol dire che non ci stia lavorando, ma ci sono tanti fattori da tenere in considerazione: chi ha tentato una strada simile se ne è reso conto.